Il 29 luglio 2025 è stato pubblicato il report FragilItalia – Intelligenza artificiale e ruolo della tecnologia, realizzato da Area Studi Legacoop in collaborazione con Ipsos.
Il sondaggio ha coinvolto circa 23.000 persone sotto i 75 anni e include un confronto tra 30 paesi di tutti e cinque i continenti.
Il 50% degli italiani dichiara di comprendere abbastanza bene cos’è l’intelligenza artificiale, contro una media globale del 67%. In un confronto tra 30 nazioni, l’Italia si piazza al penultimo posto.
Ai primi tre posti della classifica globale troviamo Indonesia (91%), Thailandia (79%) e Sudafrica (77%), mentre peggio di noi fa solo il Giappone, con il 41% delle persone consultate che dichiarano una buona comprensione di cosa sia l’IA.
Simone Gamberini, presidente di Legacoop, sostiene che “è fondamentale colmare questo divario. È necessario promuovere conoscenza, consapevolezza e un approccio critico alle nuove tecnologie, affinché l’innovazione non sia vissuta con paura o distacco, ma come leva di inclusione, sviluppo sostenibile e giustizia sociale.”
Come colmare il divario?
Non basta più guardare l’IA da fuori, un po’ affascinati e un po’ spaesati, come se fosse tecnologia di nicchia o roba da multinazionali.
Basta iniziare: provare, sbagliare, riprovare, testare. Usarla mantenendone sempre il controllo.
E soprattutto, formarsi. Capire cosa ci serve davvero, cosa possiamo fare e farlo con qualcuno che ti aiuta a non perdere la bussola tra hype e reale utilità.
Anche se solo il 50% degli italiani dichiara di sapere bene cos’è l’intelligenza artificiale, è evidente che molti più della metà hanno capito un fatto semplice: l’IA è già ovunque. Al lavoro, a casa, nella vita di tutti i giorni.
Restare spettatori non significa solo perdere vantaggio competitivo, ma anche rischiare di non capire a fondo come il mondo sta cambiando.
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